9 febbraio 2011

17 marzo 2011, festa nazionale

Consiglio dei Ministri n.123 del 28/01/2011
28 Gennaio 2011
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:


*17 marzo** 2011, festa nazionale*

per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Poiché tale qualificazione comporta l’implicita ed eccezionale inclusione
della ricorrenza fra quelle ordinariamente festive, il Consiglio ha ritenuto
obbligatorio di conseguenza (e solo per quest’anno) *estendere alla giornata
del 17 marzo 2011 le** **regole in materia di orario festivo, *limitazioni
su determinati atti giuridici, disciplina che regola l’imbandieramento degli
edifici, il trattamento economico da corrispondere ai lavoratori dipendenti
e le sanzioni amministrative pecuniarie in caso di inosservanza

A breve vi faremo sapere se a livello nazionale il servizio di CA è esteso al
16 marzo come turno prefestivo.

Ciao
gg

1 febbraio 2011

Segreteria Nazionale - Certificati Online

Roma, lì 01/02/2011

Ai Medici di Continuità Assistenziale


Al Ministero degli Interni


Agli Assessori Regionali alla Sanità


Ai Direttori Generali Aziende Sanitarie


Ai Presidenti OMCEO Provinciali



LORO SEDI



Oggetto.: “Certificazioni Online” –

In considerazione dell’avvio della fase sanzionatoria prevista ai sensi di legge nei confronti dei medici per il mancato invio delle certificazioni online, la FIMMG Continuità Assistenziale, ritiene la mancata proroga delle sanzioni, in assenza di un reale collaudo del sistema, un grave atto nei confronti della classe medica tutta ed anche nei confronti degli assistiti.

Si ritiene di dover sottolineare che

  • ad oggi solo alcune sedi di Continuità Assistenziale sul territorio nazionale, sono state dotate dalle ASL di connessione e di computer per l’invio telematico.

  • la certificazione mediante numero verde dedicato pone seri problemi sia sul piano operativo sia su quello della responsabilità civile e penale del medico non rappresentando una reale alternativa rispetto a quella cartacea. Infatti, nelle sedi dotate di linea telefonica unica, in presenza di tempi notevoli e comunque non prevedibili, la trasmissione e la comunicazione della certificazione determinerà una riduzione all’accesso telefonico e quindi assistenziale da parte dei potenziali assistiti con l’ulteriore paradosso di poter configurare per il medico, per la mancata o ritardata risposta telefonica, anche responsabilità di interruzione di pubblico servizio (art. 340 codice penale, cosi come testimoniano le numerose sentenze di condanna al riguardo, che addirittura equiparano il ritardato intervento alla omissione di atto pubblico se tale atto deriva dalla condotta di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio).

  • il cattivo funzionamento e i frequenti blocchi di sistema sono particolarmente frequenti dopo le 20.00 e durante i prefestivi e festivi, orari e giorni in cui la C.A svolge la propria attività, per le fasi di aggiornamento e sincronizzazione dello stesso che sistematicamente vengono effettuate di sera, di notte e nei giorni festivi e prefestivi, con l’inevitabile aumento del rischio sanzionatorio nei confronti dei colleghi di Continuità Assistenziale.

La FIMMG Continuità Assistenziale, pertanto, nell’interesse della categoria tutta dei medici di Continuità Assistenziale intende sensibilizzare gli stessi Medici a tenere un comportamento operativo omogeneo.

Nella fattispecie, s’invitano i Medici di C.A. all’entrata in servizio a testare, laddove presente un collegamento telematico, il sistema d’invio del certificato (trasmissione certificato di prova), trascrivere sul registro ora ed esito del test e le eventuali anomalie verificatesi, ad assicurarsi, ove possibile (presenza di più linee telefoniche) del funzionamento del numero verde dedicato e segnalare sul registro ogni eventuale problema relativo alla comunicazione telefonica compresa la durata. Qualora rilevassero per eccessiva durata o deficit del sistema l’impossibilità oggettiva di operare, considerate le caratteristiche stesse di non differibilità del servizio di Continuità assistenziale, con le modalità (telematica e/o telefonica), avviseranno di tale inconveniente Centrali Operative Aziendali, Forze di Polizia e per tutta la durata del turno rilasceranno certificazione cartacea appuntando nel registro di guardia i dati di tale comunicazione.

La FIMMG Nazionale, Regionale e Provinciale Settore C. A. ognuno per competenza, forniranno assistenza continua per qualsiasi problema relativo ai certificati online,

diffidando ora per allora

gli Assessori Regionali, i Direttori Generali delle ASL e tutti quelli che in presenza di tale comportamento operativo riterrano di intervenire in maniera sanzionatoria nei confronti dei Medici di Continuità Assistenziale soprattutto in assenza di certezze sui meccanismi di verifica e controllo della operatività di sistema e di pronuncia dell’autorità competente circa l’interruzione di pubblico servizio sull’uso di linea telefonica preposta all’assistenza per compiti amministrativi. S’invia tale comunicazione anche agli Ordini dei Medici e Chirurghi Provinciali per le dirette valutazioni d’intervento.


Segretario Nazionale FIMMG

Continuità Assistenziale

Silvestro Scotti

21 gennaio 2011

CERTIFICATI ON-LINE

CERTIFICATI ON-LINE, SCOTTI: SEDI EX GUARDIA MEDICA NON INFORMATIZZATE NECESSARIA UNA PROROGA DELL'AVVIO DELLE SANZIONI

"C'è profonda preoccupazione per l'avvio delle sanzioni sulle certificazioni online previsto per il 31 gennaio. Le sedi di guardia medica Italia non sono pronte per questo passaggio perchè non sono state fornite degli idonei supporti informatici". E' quanto dichiara il segretario nazionale del settore continuità assistenziale (ex guardia medica) della FIMMG, Silvestro Scotti.
"L'analisi nazionale dimostra un'assenza assoluta o quasi di investimenti per l'informatizzazione delle sedi di guardia medica - sottolinea Scotti - per questo i medici di guardia medica possono esclusivamente ricorrere al call center o alla certificazione cartacea. I call center nelle ore e nei giorni di competenza della continuità assistenziale mostrano tutto il loro limite determinando continuamente blocchi e ritardi. Appare evidente - prosegue Scotti - che vada prorogata la fase di messa a regime del sistema almeno fino a quando lo stesso non presenterà livelli di garanzia tali da mantenere, per i medici in servizio, l'assenza di rischi medico legali e un servizio idoneo ai cittadini. In assenza di ciò - conclude - qualcuno ci chiarisca se vengono prima le esigenze assistenziali dei cittadini o quelle amministrative".

7 dicembre 2010

Boom aggressioni a medici, ma 9 su 10 non denunciano

Roma, 6 dic. (Adnkronos Salute) - Minacce quotidiane, aggressioni fisiche un giorno sì e l'altro no: ormai negli ospedali italiani, nei pronto soccorso, negli ambulatori di guardia medica si registra un'escalation di aggressioni contro i medici. Tante ma non quantificabili, perché quasi mai seguite da una denuncia. Almeno 9 camici bianchi su 10 subiscono in silenzio senza rivolgersi alle forze di polizia. Spinte, botte, schiaffi, insulti, e in alcuni casi - come all'ospedale San Filippo Neri di Roma - ci scappa pure un naso fratturato. A scattare la fotografia sul fenomeno delle aggressioni contro i camici bianchi è Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma."Il clima è ormai esasperato - denuncia Falconi all'Adnkronos Salute - le violenze verbali e fisiche si verificano tutti i giorni, soprattutto nei Dea e contro le guardie mediche. Non abbiamo ancora un numero preciso, proprio perché molti di questi episodi non hanno un seguito giudiziario". Ma presto qualcosa, su questo fronte, potrebbe cambiare. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sta infatti pensando di inviare una sorta di direttiva alle amministrazioni delle Asl. "Chiederemo alle aziende ospedaliere - rivela il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - di segnalare questi episodi alle forze dell'ordine. Anche se si tratta solo di minacce verbali o insulti. Questo perché, è bene ricordarlo, i medici e gli infermieri che prestano soccorso ai pazienti stanno svolgendo in quel momento pubbliche funzioni. Sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, come i poliziotti, i carabinieri. Provate a minacciare un uomo delle forze dell'ordine e poi vedete che succede". Roma, 6 dic. (Adnkronos Salute) - Minacce quotidiane, aggressioni fisiche un giorno sì e l'altro no: ormai negli ospedali italiani, nei pronto soccorso, negli ambulatori di guardia medica si registra un'escalation di aggressioni contro i medici. Tante ma non quantificabili, perché quasi mai seguite da una denuncia. Almeno 9 camici bianchi su 10 subiscono in silenzio senza rivolgersi alle forze di polizia. Spinte, botte, schiaffi, insulti, e in alcuni casi - come all'ospedale San Filippo Neri di Roma - ci scappa pure un naso fratturato. A scattare la fotografia sul fenomeno delle aggressioni contro i camici bianchi è Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma."Il clima è ormai esasperato - denuncia Falconi all'Adnkronos Salute - le violenze verbali e fisiche si verificano tutti i giorni, soprattutto nei Dea e contro le guardie mediche. Non abbiamo ancora un numero preciso, proprio perché molti di questi episodi non hanno un seguito giudiziario". Ma presto qualcosa, su questo fronte, potrebbe cambiare. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sta infatti pensando di inviare una sorta di direttiva alle amministrazioni delle Asl. "Chiederemo alle aziende ospedaliere - rivela il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - di segnalare questi episodi alle forze dell'ordine. Anche se si tratta solo di minacce verbali o insulti. Questo perché, è bene ricordarlo, i medici e gli infermieri che prestano soccorso ai pazienti stanno svolgendo in quel momento pubbliche funzioni. Sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, come i poliziotti, i carabinieri. Provate a minacciare un uomo delle forze dell'ordine e poi vedete che succede". Anche per Cassi in medicina non c'è la certezza del risultato e gli errori sono sempre in agguato. "Ogni giorno - spiega - i medici effettuano interventi, spesso complessi, fanno diagnosi, prescrivono cure e molte volte quando accade un imprevisto non vi è neppure una responsabilità del professionista, ma questo non interessa e occorre trovare un colpevole da gettare in pasto all'opinione pubblica"."Chi commette errori deve essere punito - sottolinea Cassi - ma non è accettabile presentare tutti i medici come delinquenti. La categoria ha posto per prima la questione della qualità e della sicurezza delle cure e ha indicato più volte la via da seguire, condivisa anche dal ministro Fazio. Al contrario, le Regioni sempre di più sembrano ritenere che per garantire la tutela della salute non occorrano bravi professionisti ma solo obbedienti burocrati". Il fenomeno delle aggressioni, se prima riguardava principalmente i medici ospedalieri dei pronto soccorso e le guardie mediche, ora sembra non risparmiare più nessun camice bianco. Ora sembra investire anche i medici di famiglia, il medico di fiducia per eccellenza di ogni paziente. "Si stima che nell'ultimo periodo - spiega Falconi - la percentuale delle liti tra pazienti e medici di base stia crescendo in misura considerevole: del 15-20% circa". Se i medici di famiglia aggrediti rappresentano una novità dell'ultimo periodo, in materia di aggressioni a pagare il dazio più pesante sono però sempre i medici del pronto intervento e le guardie mediche. Soprattutto le donne. Secondo una recente indagine dello Smi (Sindacato medici italiani) del Lazio, circa 9 medici su 10 sono a rischio di aggressioni e violenze nelle sedi di continuità assistenziale (ex guardia medica). Di questi, il 45% è donna. Il 60% subisce minacce verbali, il 20% percosse, il 10% atti di vandalismo e il 10% violenza a mano armata. Il clima elettrico tra medici e pazienti finisce inevitabilmente per complicare il lavoro dei camici bianchi e del personale sanitario, che si ritrovano a lavorare con una forte pressione e con la paura di sbagliare. Secondo una recente indagine condotta dall'Ordine dei medici di Roma, il 65% dei camici bianchi si sente sotto pressione nella pratica clinica di tutti i giorni. E si 'difende' a colpi di prescrizioni. Tra il 50 e il 70% dei medici ricorre, almeno una volta, alla medicina difensiva. Largo quindi a visite specialistiche, esami di laboratorio, ricoveri e prescrizioni di farmaci a iosa, che finiscono per incidere per oltre il 10% sulla spesa sanitaria del Servizio sanitario nazionale.

4 ottobre 2010

160

160 GIORNI SENZA SEGRETERIA REGIONALE DI SETTORE IN VENETO

COMPLIMENTI A CHI HA ACCUSATO IL SOTTOSCRITTO DI IMMOBILITA' E COLLUSIONE!!!!

4 settembre 2010

Santa Teresa, inchiesta sulla guardia medica

SANTA TERESA. La Procura di Tempio, su segnalazione dei carabinieri, ha aperto un fascicolo su una vicenda che coinvolge cinque medici e diversi studenti di medicina che hanno prestato la loro opera alla guardia medica di Santa Teresa, nessuno dei quali sarebbe ancora ufficialmente indagato. Diversi e gravi i reati ipotizzati: peculato, truffa, danno erariale, esercizio abusivo della professione. L'inchiesta riguarda una vicenda estiva, anche se non è detto che si riferisca all'estate in corso: è più probabile che la denuncia dei carabinieri di Santa Teresa e di Tempio si riferisca a fatti avvenuti negli anni passati.

I fatti. Ogni guardia medica viene fornita dalla Asl di competenza di un bollettario e di un registro. Sul primo viene segnato il costo della visita - quello massimo fissato dalla Asl è di 25 euro - e sul secondo i dati del paziente. Mensilmente le somme incassate vanno versate alla tesoreria della Asl. Ma pare a che a Santa Teresa le cose non funzionassero esattamente così. L'onorario per le visite in molti casi avrebbe superato abbondantemente i 25 euro fissati dalla Asl per arrivare anche a 70 e 80 euro. Inoltre non sempre l'importo pagato sarebbe stato versato alla fine del mese nelle casse dell'Azienda sanitaria. Stando alle prime risultanze pare che gli operatori anziché rilasciare al paziente la ricevuta staccata dal bollettario, per così dire ufficiale, rilasciassero solo fotocopie. In diversi casi la visita del paziente pare non fosse fatta dal medico di turno ma da uno dei tirocinanti, non laureati, che avrebbero prescritto i medicinali su ricette precedentemente firmate dal medico. Infine sembra che nel corso di alcune perquisizioni siano stati trovati foglietti contenenti istruzioni per l'uso, nel caso qualcuno avesse scoperto il sistema truffaldino.

Massimo riserbo, dunque, sull'inchiesta tuttora in corso e massimo riserbo anche su come si sia arrivati alla scoperta della truffa. A mettere i carabinieri in allarme potrebbe essere stata comunque una scazzottata fra due medici rivali che aspiravano a prestare servizio nella guardia medica di Santa Teresa, una sede che, a quanto si dice negli ambienti medici, sarebbe molta ambita e contesa. Potrebbe essere stato qualche turista, il cui nome non appare però sul registro dei pazienti visitati, che insospettito dai comportamenti dei medici avrebbe consegnato ai carabinieri la fotocopia della ricevuta di pagamento.
Ma nel fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Tempio non c'è solo il rapporto dei carabinieri o la denuncia di un turista. Sembra infatti che la direzione della Asl di Olbia abbia già consegnato agli inquirenti bollettari e registri che documentano gli ultimi cinque anni di attività della guardia medica di Santa Teresa. L'inchiesta dunque si basa su più di un elemento di prova.

17 luglio 2010

Approvato in Conferenza Stato Regioni ACN Medicina Generale

Durante la riunione dell'8 luglio u.s. è stato approvato l'ACN della Medicina Generale biennio 2008-2009, tale approvazione risolve i dubbi di chi pensava che la finanziaria 2010 avrebbe di fatto bloccato tale rinnovo contrattuale e dimostra pienamente la necessità dello sforzo effettuato da FIMMG per una immediata discussione per tale biennio che ne portò alla firma nei mesi scorsi, con le successive firme critiche, tecniche o coatte come qualche altro sindacato le ha giustificate. E' evidente che la firma da parte di FIMMG si potrebbe solo definire come "firma responsabile":
- verso una categoria
- verso un sistema assistenziale territoriale
- verso un paese
La parola adesso agli accordi integrativi regionali.

16 luglio 2010

Caldo: Guardia medica in affanno, triplicate chiamate ma strutture inadeguate

Roma, 15 lug. (Adnkronos Salute) - Servizi di Guardia medica in affanno in questi giorni di afa. Le chiamate, complice l'afa, sono triplicate superando il milione e mezzo per i 4 mila medici in servizio di notte - dalla 20 alle 8 del mattino - e nei week end, quando devono garantire la continuità delle cure ai cittadini nelle ore in cui sono chiusi gli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri. Ma le strutture sono inadeguate, spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della continuità assistenziale della Federazione dei medici di medicina generale ((Fimmg). "La maggioranza delle postazioni - precisa all'Adnkronos Salute - non è dotata di aria condizionata. Difficile soccorrere persone che hanno malori per il caldo".
"In media - stima Scotti - i medici di turno, in condizioni normali, hanno circa 10-15 chiamate per turno. In queste giorni si è arrivati a 30-45 chiamate per medico". Tutto questo in "situazioni di assolute disagio". "C'è un'emergenza calore anche per le strutture - ironizza Scotti - che oltre ad essere poco attrezzate in generale mancano di aria condizionata, e non sono adatte a un'attività di assistenza con queste temperature".

12 luglio 2010

Guardie mediche, soccorso dimezzato: dovrebbero essere 714, sono 312 Dieci minuti l'attesa media al telefono.

Caldo e medici di famiglia in ferie, centralini e pronto soccorso presi d'assalto
Il Messaggero
di Laura Bogliolo e Luca Brugnara

ROMA (11 luglio) - «Ci scusiamo per il protrarsi dell’attesa, le persone in coda sono ...». Chiamare la guardia medica nei weekend d’estate può trasformarsi in un’esperienza da dimenticare, anche perché a Roma e provincia c’è solo una guardia medica per circa 13mila abitanti (dovrebbe essercene uno ogni 6.500). Si può aspettare fino a 18 minuti, addirittura trovare la linea isolata se l’emergenza scatta tra le 00.30 e l’una di notte. Non va meglio se si decide di andare al pronto soccorso dove le attese notturne possono arrivare fino a 4 ore. L’aumento dei malori per il caldo, il taglio al personale infermieristico scattato in alcuni ospedali mettono in crisi la sanità d’emergenza. Anche perché in alcuni casi la mancanza di infermieri porta al taglio dei posti letti nei reparti e all’attesa (anche 2-3 giorni) nel pronto soccorso prima che si liberi un posto.

La guardia medica. Nella centrale di ascolto del Comune di Roma ci sono 8 linee. Secondo la rilevazione fatta dal Messaggero su 24 tentativi fatti tra le 20.30 di venerdì e le 17 di ieri al numero 06.570600, 22 volte si resta in attesa in media per 10 minuti e per due volte la linea è isolata. Alle 21.30, con 5 persone in linea, si arriva a 16 minuti in attesa. La risposta è sempre gentile. «Scusi per la lunga attesa - spiega uno dei medici - in questi giorni, con l’afa, le telefonate sono numerose». La situazione più critica tra le 0.30 e l’1: la linea è isolata. «Può succedere - afferma un medico - soprattutto se si chiama dai cellulari in caso di sovrapposizione di telefonate». Nella mattina e il pomeriggio l’attesa è stata tra i 9 e i 14 minuti.

Sotto organico. «Le guardie mediche sono sotto organico» spiega Aldo Vittorio Sotira, responsabile regionale e provinciale del Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia) del settore continuità assistenziale (ossia le guardie mediche). «Secondo il contratto integrativo regionale del 2006 a Roma dovrebbe esserci una guardia medica ogni 6.500 abitanti, nella provincia (esclusa Roma) una ogni 5.000, in media complessivamente dovrebbero essere 714 invece sono solo 312». Capita così che «a Ostia ci sono nove medici di guardia, ma dovrebbero essere una ventina». Stessa situazione secondo Sotira all’Eur, al Tuscolano e al Tiburtino.

I pronto soccorso. Attese fino a 4 ore di notte e taglio dei posti letto che ricadono sul lavoro nei pronto soccorso. «L’assenza di posti letto nei reparti per mancanza di infermieri provoca attese di 2-3 giorni al pronto soccorso - spiega Adolfo Paganelli, responsabile Dea del Policlinico Casilino - la novità è che questa criticità tipica della zona Est di Roma si sta estendendo in altri ospedali, come il San Camillo». Allarme da Andrea Ciolli, responsabile del reparto di Cardiologia d’urgenza dell’ospedale Sandro Pertini. «Nel mio reparto ci sono 10 posti letto - spiega Ciolli, che è anche responsabile aziendale Cgil nella struttura - la prossima settimana diventeranno probabilmente 5 per la mancanza del personale infermieristico e ci saranno gravi ricadute sul pronto soccorso».

Senza barelle, il 118 bloccato. Ieri mattina un operatore del 118 denunciava di essere rimasto bloccato per 4 ore al pronto soccorso del San Camillo «perché all’ospedale mancavano barelle e abbiamo dovuto lasciare la nostra».

Attese e caldo. Al San Camillo venerdì sera le attese erano estenuanti. «Sono arrivata alle 19.30 - racconta Adele Morsucci - mia sorella è un codice bianco e sono quattro ore che aspettiamo». Alcuni pazienti denunciano anche l’assenza di aria condizionata nei reparti di chirurgia d’urgenza e ortopedia della struttura. Caldo e attese anche al Policlinico Umberto I. Intorno a mezzanotte 23 le persone visitate, 17 in attesa. «L’afflusso in estate aumenta del 15-20% - dichiara uno degli infermieri - con 15-20 persone all’ora». Al San Giovanni all’una di notte, 19 le persone in attesa, altrettante dentro.

Pochi medici nelle ambulanze. «Molte chiamate al 118 potrebbero essere risolte a domicilio se ci fossero più medici nelle ambulanze - conclude Sotira - ma a Roma e provincia di notte ci sono solo 4 mezzi del 118 con medici a bordo».

7 luglio 2010

Segreteria Regionale Veneto

Carissimi amici,
da fine marzo la Regione Veneto non ha più una Segreteria Regionale CA.
L'ultimo esecutivo regionale ha di fatto sfiduciato il sottoscritto non volendo discutere il primo punto all'odg e cioè la discussione ed approvazione del verbale dell'assemblea che eleggeva il segretario.

Nel mio anno di segreteria di settore, vissuto all'interno di una diatriba tra l'assistenza primaria che di fatto ha congelato le trattative regionali, i dati sono stati:

  • circa 50 discussioni aperte (a fronte di una decina di risposte) in plenaria sul gruppo di discussione della segr regionale inerenti problematiche locali da risolvere presso varie ASL.
  • Richiesta e partecipazione (1 anno fermi grazie alla paralisi politica) ai comitati regionali dove grazie al segretario i distacchi sindacali vengono riconosciuti come giusto che sia anche ai medici di CA.
  • Apertura dei tavoli di trattativa sui patti presso aziende dove la CA non era nemmeno considerata.
  • Partecipazioni a Segreterie Regionali mantenendo la neutralità politica del Settore.
  • Patecipazione ad incontri Scientifici portando i dati di attività del Settore sul teritorio.
  • Fondazione della Sezione e nomina dell'Esecutivo presso la Provincia di Belluno (storicamente senza Settore).
Di patti regionali non se ne parla a tutt'oggi nemmeno per la Primaria.

Una delle accuse dei voltagabbana, dopo quella gravissima ed infondata di aver venduto il Settore alle correnti politiche del momento (la neutralità del Settore è stata considerata schieramento contro la Segreteria Generale vigente....????????), è stato la scarsa attività della segreteria.
A voi le conclusioni (tutti i dati sono a vostra disposizione)

La mia domanda è:
il presidente nazionale di settore nonchè ex vicesegretario regionale che mi ha accusato di immobilismo ha dichiarato che avrebbe convocato, a norma di statuto, l'assemblea elettiva entro 15 giorni.
Sono passati 4 mesi e non si è mosso nulla.

E' questa l'energia e l'operatività di cui abbiamo bisogno?
E' normale che una Regione stia senza Segreteria di Settore?

A voi la risposta.

Un caro saluto
GG